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PA BEI MA BEN PIAI ...
Vetrina umoristica dei suonatori componenti il gruppo aperto CM
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NICOLA
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Nicola, detto “d’Arvel” per la sua provenienza dall’omonimo paese
della bassa Val Po, è uomo tutto d’un pezzo. Conosciuto in valle, in
gioventù, come pericoloso attaccabrighe, frequentatore di discoteche
in cui sfoggiava il proprio fisico scultoreo e palestrato, amante degli
eccessi e della trasgressione, si è oggi trasformato in tranquillo padre
di famiglia.
Su di lui circolano diverse leggende metropolitane, che noi non
avalliamo (per prudenza) ma che, per dovere di cronaca riportiamo…
Si narra che il nostro suonasse un tempo in un gruppo di giovani che
eseguiva le musiche dei Doors (cui è ancora legato) e brani di propria
composizione. Il suo gruppo pare fosse stato invitato a suonare
presso l’oratorio in quel di Sanfront: il concerto fu travolgente! Preso
dai ritmi indiavolati, esaltato da un pubblico in estasi, emulo del
grande Jim Morrison, Nicola d’Arvel dimostrò a tutti i presenti la
propria virilità. Da cui la canzone: “Chi è che ha fatto “quello”, è
Nicola di Revello: ma che grosso ma che bello, ma che grosso ma
che bello…!!!” Potete ben immaginare come reagirono parroci,
perpetue e berliccatori vari di balaustre…
Ma il nostro resistette (nonostante varie lettere di protesta ai giornali
locali) anche a queste dicerie: in fondo ebbe meno problemi del proprio idolo.
Il carattere antiautoritario di Nicola non si piegava certo per queste piccole dicerie di paese. Purtroppo a creare il mito del
ribelle di Revello concorsero anche circostanze particolari, come l’iper salivazione da concerto. Si sa infatti che, durante
le performance più indiavolate, capita a volte al suonatore di avere un eccesso di produzione salivaria da parte delle
apposite ghiandole, come può succedere al povero studente durante l’interrogazione decisiva. Da indiscrezioni sembra
che capitò, in tempi remoti, che il nostro si trovasse, nel bel mezzo del concerto, in tali spiacevoli condizioni. Decisosi a
liberarsi prima di un importante assolo di tastiere, tentò di espellere le proprie secrezioni, indirizzandole in una zona
libera dal pubblico. Destino volle che fosse, si, libera dal pubblico ma occupata dalle forze dell’ordine (per le quali il
nostro ha invero sempre nutrito grande rispetto ed ammirazione)… risultato: il gesto non fu gradito dai carabinieri
presenti, e portò conseguenze che non riportiamo, anche se fruttò al
nostro eroe la nomina da parte dei C.M. ad “addetto alle relazioni con le
forze dell’ordine” (e tentativo di arresto a fine concerto…).
Sempre per prudenza tralascerei le altre leggende metropolitane
riguardanti la sua movimentata gioventù per evitare pericolose ritorsioni…
e passerei alla descrizione dell’abbigliamento tipico da concerto: Nicola è
infatti dotato di una serie di magliette (naturalmente aderenti al fisico
scultoreo) quantomeno stravaganti (tra cui una delle più belle ha disegnato
una mano col dito medio
alzato in segno di saluto:
“così i rompiballe sanno
subito cosa li aspetta…”).
Lo abbiamo conosciuto in
maniera alquanto curiosa:
al suo matrimonio.
Ci aveva telefonato Ivana (la sua gentile consorte) per chiederci di
suonare alla cena di nozze, noi accettammo senza aver veramente
presente chi fossero gli sposi. Arrivati sul posto la cosa più difficile infatti
fu individuarli: lui era quello vestito peggio di tutti per cui subito lo
scambiammo per un infiltrato che volesse mangiare a sbafo… quando
però si avvicinò per spiegarmi qualcosa circa l’impianto per suonare
riconobbi subito in lui l’elettricista… Solo dopo si capì che si trattava
dello sposo (la sposa invece era più riconoscibile, se non altro per il
pancione…) Dopo questi primi momenti di tentennamento non
tribulammo per niente a calarci nel clima di festa dell’occasione: in poco
più di mezz’ora tre su quattro suonatori non erano più in grado di
suonare per il gran bere (cosa rara per i C.M., notoriamente astemi).
Come fare? Come salvare la faccia? Niente paura: si fa avanti Nicola
che, imbracciata la fisa incomincia a suonare decisamente meglio di
tutti noi (anche fossimo stati savi). Non solo ma anche la sposa si dà da
fare con la chitarra e voilà che riusciamo a fare la nostra parte (con
qualche difficoltà) anche questa volta.
Finito di suonare non potevo proprio non provare a chiedere ad un tal
elemento di venire ogni tanto a suonare con noi: detto fatto! E che
suonatore!!! Con lui, bisogna proprio dirlo, i C.M. hanno trovato un
elemento di punta! Le doti musicali ed artistiche di Nicola sono
conosciute ed apprezzate in ogni paese da noi visitato, memorabili e
sempre spettacolari sono i suoi assoli sul Rondeau “Oi questo puto”,
egli non disdegna di suonare la chitarra e cantare.
Date le sue qualità di musicista eclettico, e considerato che sarebbe
l’unico componente dei Chare Moula in grado di tirare avanti per un
intero concerto anche da solo (cosa che comunque è già successa…), il
sogno nascosto di tutti noi Chare Moula è quello di lasciare a lui la
scena per almeno una mezz’ora di ciascun concerto, per dedicarci
anima e corpo alle nostre fans, in un delirio di danze sfrenate e/o
bevande varie. Peccato solo che impegni di lavoro e famiglia ne limitino
le presenze!!!
Ottimo compagno per passare serate in allegria è assai utile in caso di
rissa o ambiente particolarmente ostile quale dissuasore: la sola vista
dei suoi pettorali e delle magliette che li ricoprono ci mette al riparo da
qualsivoglia attaccabrighe… Pur avendo infatti un carattere
fondamentalmente tranquillo non è consigliabile avere con lui i seguenti
comportamenti:
1) tagliargli la strada in macchina
2) cambiargli i turni di
lavoro
3) chiamarlo: “ei tu…!” .
Stranamente pare che lo inducano
all’ilarità minacce dirette quali “Minchia, ti strippo, chiamo a mmio
cuggino, abito a Torino e conosco della ggente…” cui (è stato provato)
risponde con una bella risata che lo mette decisamente di buon
umore…
Contrariamente al suo collega Danilo (conosciuto per i suoi mitici
“Mah… boh… non so… ci penso..”), Nicola è un decisionista. Dovete sapere che Juspot, con le sue note doti di
mediatore e persuosore dialttico (!), ogni settimana manda lunghi e psicologicamente elaborati messaggi per convincere
gli altri suonatori a partecipare ai concerti in programma o alle prove. A tali capolavori della letteratura e della scienza
della comunicazione postmoderna il nostro risponde solitamente in due maniere possibili: “no.” oppure “si.” o anche con
un meno poetico “mi sono rotto il cazzo” (purtroppo non possiamo riportare a cosa si riferisse quest’ultimo per motivi di
mantenimento della soglia occupazionale…)
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